Aggettivi e sostantivi

… che non mi aggradano per nulla.

Particolare. Usato nel contesto ‘è particolare’, detto da una tua amica mentre una negoziante tenta di rifilarti un girocollo di dubbia manifattura e altrettanto dubbio gusto, di mille colori improbabili che non legano con niente, a parte forse l’ottanio.                    Variante: ‘è molto particolare’ se il peso dell’orpello supera i due chilogrammi ed il volume il metro cubo.

Delicato. Usato nel contesto ‘è un sapore delicato’. Profferito con tatto e diplomazia da un commensale dopo aver assaggiato un piatto privo di sale, di gusto, di sapore, di colore. Quando lo dicono a me (sarà capitato si e no una volta quando avevo 13 anni) scappo in bagno a piangere.                                                                                                            Variante: ‘è molto delicato’. Usato per qualsiasi cosa cucinata dalla Superzia (sinonimo di ‘non edibile’ oppure di ‘sa di gesso’. Ma per non offenderla… )

Tipo: usato nel contesto ‘è un tipo‘. Detto prevalentemente di uomo che sedicenti amici vogliono presentarti sapendo che sei single.

Raramente viene però specificato tipo di cosa: vi consiglio di chiederlo in anticipo. Tipo di che ? Tipo di mostro ? Tipo di cesso ? Tipo di divano ? Tipo di psicopatico ?                         E’ importante saperlo prima, perché altrimenti poi vi parte un film in testa, del genere che vi figurate di incontrare Johnny Depp (tipo di attore) o Ligabue (tipo di cantante figo) o Mike Delfino (tipo di vicino di casa.. che però poi muore. E dire che proprio davanti a casa mia ce n’è una in vendita…) o Gregory House (tipo di medico dal pessimo carattere e di fascino inarrivabile… certo, dopo due minuti che state insieme vi fa presente che quel neo civettuolo di cui andate tanto orgogliose è lupus, ma pace) e invece vi ritrovate a stringere la mano al fratello bruttino di Danny De Vito (tipo di attore anche lui, però diverso) ma assai meno simpatico e con un brutto problema di scabbia.

Amici: se ne avete alcuni che usano una delle tre parole di cui sopra nelle accezioni indicate smettete di frequentarli.

Io ho fatto così.

 

 

p.s. Mi ero dimenticata del blog…e di un sacco di altre cose. Ma è arrivata la primavera, e si riparte alla grande. Nonostante e a dispetto delle avverse condizioni climatiche.

Terrore nel frigo!

.. sottotitolo: Pesce d’Aprile!

Quando una si sveglia con calma la mattina di un giorno di vacanza può capitare, se è il primo d’aprile, di trovare questo nel frigorifero:

 

 

 

 

 

 

 

….dettaglio raccapricciante…

 

 

 

 

 

 

La sfrenata fantasia dell’Infanta non ha veramente limiti…

 

 

Desideri

Stamane ho acquistato dal simpatico senegalese Mamù (non credo si scriva così… ma pace) stazionante nel parcheggio con la sua bottega portatile, un trittico di calzette in puro (?) cotone di certissima fabbricazione e provenienza orientale. La marca Lily Fasciòn non lascia dubbi. Al termine della trattativa l’abilissimo e generoso commerciate, onde fidelizzare il cliente, ha cortesemente omaggiato me e l’Infanta di due di quei braccialettini di filo colorato che vanno annodati al polso mentre si esprime un desiderio, poi si lasciano lì e quando il fragile manufatto si spezza il desiderio si avvera.

Io non volevo saperne, di mettermelo al polso… ma l’Infanta ha tanto insistito che alla fine ho accondisceso alla richiesta;  la giovinetta ha deciso di incatenarmelo durante la manovra di uscita dal parcheggio, mentre io avevo mani e cervello occupati a far la retro evitando di danneggiare la Porsche Carrera alla mia sinistra, e all’atto dell’annodo irreversibile ha preso a incalzarmi concitatamente ‘DAI DAI DAI.. MATEEER! VELOCE, ESPRIMI IL DESIDERIO, ADESSO DAI !!’

Io, tra il lusco e il brusco, mentre sgommavo in retro, l’ho espresso. E dopo, ma solo dopo, mi sono accorta che non era il desiderio che avrei espresso da lucida, bensì un altro. Uno diverso.  Mi spiego: se qualcuno, in un momento qualunque della giornata, a mente serena, mi avesse detto ‘esprimi un desiderio’ io so per certo quale desiderio avrei  espresso. E secondo me anche voi immaginate cosa.

Ma lì, nella foga, sotto pressione, col cervello occupato a fare altro, ne è venuto fuori uno differente…quell’altro era sparito, e io son qui che domando come mai. E dove sia finito. E faccio pensieri profondi del tipo ‘oh, ma che grande macchina è il cervello! Lui si, che ne sa un bel po’. E noi che ne usiamo solo lo 0,1%.. e chi siamo da dove veniamo e dove stiamo andando’, e altre minchiate così, insomma.

Comunque.

Ora rimane solo da attendere che il sottile filo rosso attorno al mio polso destro si spezzi.

E il desiderio si avveri.

 

p.s. ovviamente non vi posso mica dire quale fosse il desiderio… l’Infanta è categorica: se lo dico ad alta voce non si avvera più. 

p.p.s. .. e Buona Pasqua a tutti!

Cose da sapere assolutamente

…su Parigi:

A Parigi ci sono fermate della metropolitana che – pur chiamandosi tipo Piazza Vittoria – occupano un’area di circa 600 km quadrati, e lì sotto, nelle viscere della terra, si incrociano anche 60-70 linee diverse.  Una volta che sbarcate dal convoglio sotterraneo, davanti a voi si aprono almeno 8 uscite differenti e se per caso sfortuito prendete quella sbagliata, ad esempio la 8,  emergete all’aria aperta da tutt’altra parte rispetto a dove dovreste andare. Tanto valeva venire a piedi da Charles de Gaulle… e se poi, puta caso, avete una valigia che pesa come un lottatore di sumo ed ha la stessa volumetria vi dico io il divertimento. (ovviamente il giorno dopo scoprirete che, invece, avendo preso l’uscita 1 vi sareste trovate direttamente nella hall del vostro albergo. va bè),

A Parigi sulla Rive Gauche troverete degli alberghi carinissimi, e lo dico con sincerità. L’unica pecca è che la stanza non è grandissima. Diciamo che o ci entrate voi o ci entra la valigia. Fate la vostra scelta, signori. In compenso, oltre alla classica scala a chiocciola larga 37 cm moquettata, c’è anche l’ascensore …che però è guasto. Ovviamente c’è la wifi gratuita nelle camere: si, è gratuita … ma fatemela anche pagare perdìo, però che sia veloce! Per rivedermi 7 minuti di Crozza che fa Bastianich ho dovuto stare alzata fino all’una di notte!

A Parigi nel quartiere latino ci sono dei graziosissimi ristoranti ad uso esclusivo dei turisti. Non ci trovate un francese neanche a pagarlo.. neanche il ristoratore stesso, nonostante sfoggi un basco e dei baffoni  manubrio…la nuance facciale denuncia chiaramente una provenienza nordafricana. In compenso però costano abbastanza poco, proponendo l’equivalente degli spagetti bolognaise o fetuccine Alfredo. Così, con 15 euro vi beccate una fonduta savoiarda che ci si poteva mangiare in 15, tanto era grande il marmittone di pietanza. Tant’è che ¾ l’avete avanzata.. come i vostri vicini di tavolo, del resto. Un momento… cosa ci faranno con tutto quel formaggio allo stato liquido avanzato?.. non so se voglio sapere la risposta.

A Parigi non ci si deve a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e andare di marzo, con 15 gradi, e il venticello, e la primavera nell’aria qualora in tempi recenti (vale fino a 6 anni  prima) vi abbia lasciato il fidanzato, specialmente se in tempi altrettanto recenti (vale fino al secolo precedente)  ci avete trascorso un week end di romantico festeggiamento. Perché vi viene moltissima voglia di sfondare a pedate la fisarmonica del suonatore, di stracciare i disegni del caricaturista, dopo avergli detto chiaro e tondo che fanno cagare, di bucare con un spillo i palloncini del pallonaro, di affogare nella  Senna quelli che si baciano (tutti, tranne voi) e di far saltare in aria Notre Dame con una bomba  atomica che al confronto Hiroshima era tipo quando fai scoppiare il sacchetto del pane dopo averlo gonfiato con la bocca.   E C C O.

Tipi bizzarri

In partenza una volta ancora per una capitale europea  a caso,  in attesa al gate osservo con interesse la fauna circostante e noto 2 tipi interessanti: uno è Diabolik, stessi occhi e stesse meravigliose sopracciglia perfette. Ma non la calzamaglia. L’altro sembra un attore francese. Stante la mia attuale singletudine, spero vivamente che almeno uno dei due occupi il posto accanto al mio, il 14E (io ho l’F) ma, giunta a bordo dell’aeromobile, realizzo che invece – ovviamente – mi trovo accomodata accanto a due amabili vecchietti siciliani (i due tipi interessanti sono rispettivamente al 22D e 4C)

Va bè ho un buon libro, niente di male… peccato che nel posto dietro di me, ma dall’altro lato del corridoio, ci sia un manager barbuto che russa come un trombone.

Dopo un lasso di tempo che a me sembra ragionevolmente lungo (3 secondi… non siamo neanche decollati) comincio a dar visibili segni di insofferenza. E’ insopportabile, e come me la pensano i miei vicini e – soprattutto .- i suoi.

Provo con le buone a farlo smettere tramite il tipico tch tch tch (il verso per chiamare il gatto): ottengo il mirabile risultato di svegliare un altro passeggero dormiente ma non russante, peraltro molto figo pure lui (com’è che non l’ho notato prima??)… ormai però ho irrimediabilmente compromesso la situazione. Mi guarda con gli occhi iniettati di sangue e risponde alle mie scuse con un ‘si figuri.. sono in piedi dalle 4 di stamattina…’

Cerco la complicità di tutti gli altri – i miei vecchietti, i vicini del trombone – costruisco una batteria di munizioni sbrindellando il sacchetto del vomito e parto all’attacco: ne sparo 5 insieme, tipo mitragliatrice, ma data la mia scarsa perizia balistica lo colpisco in punti non nevralgici ed egli prosegue imperterrito ed indistrurbato il suo concerto.

In compenso i vicini si sbellicano dalle risate, applaudono felici, e mi incitano a proseguire al grido di ‘a ore 13!’, passandomi pacchi di fazzolettini di carta per incrementare la mia cartuccera.

Nulla da fare. Ci vorrebbe un bazooka… solo il provvidenziale salvifico intervento della hostess ci toglierà dall’orrido incubo. Nostro, chiaramente, mica suo.

Il tipo, finalmente riemerso nel mondo dei vivi, si stropiccia gli occhi, e decide di informarsi su quanto accaduto sul pianeta mentre egli si trovava nel regno di Morfeo: e attacca subito a scellofanare riviste di attualità con quel tipico fastidioso rumore CRSSSHHH CRSHHSHSHS CRSHSHSHSH.

Ne ha 6. Sigh.

 

Dove son finiti i montanari di una volta ?

Ho trascorso le estati della mia infanzia (fino ai 25 anni…) in una ridente valle delle Dolomiti: correvo fra i pascoli pestando felice le merde delle mucche, mi confondevo con le marmotte – erano alte come me – e scalavo a mani nude i dirupi più impervi.

In età un po’ più adulta, insieme alla Superzia ed  al Cognato Contadino, organizzavamo arditissime ascese alle cime più svettanti: sveglia all’alba, debitamente riforniti di panini alla mortadella e allo speck altoatesino, si partiva in lietezza ad affrontare quelle 7-8 ore di cammino in pendenza 45%, confidando nelle favorevoli condizioni atmosferiche.

Per evitare di essere colti a metà percorso da un improvvido quanto grandinoso acquazzone, noi ci si rivolgeva il giorno innanzi alla partenza all’anziano casaro del paese: ‘che tempo farà domani, signor Toni ?’ domandavamo trepidanti. ‘Se il Dente del Camoscio è coperto, grandine, fulmini e tuoni a profusione’ – sentenziava l’anzianissimo – ma se invece la luce del tramonto si rifrange sulla Rupe del Maniscalco allora certamente il sole splenderà!’ e poi via, a zangolare il burro!

Quanta poesia e quanta saggezza in quelle parole! Secoli e secoli di sapienza contadino-montanara tramandata di generazione in generazione… uno sguardo al cielo ed ecco che l’incertezza del domani si trasformava in granitica sicurezza.  Partivamo baldanzosi alle 5.40 verso Cima Pillacchera, senza neanche portarci appresso la mantella da pioggia, giacchè avevamo visto la Rupe del Maniscalco rifulgere splendente nelle ore serotine del tramonto.

E oggi invece ?

Avendo io deciso di intraprendere una faticosa quanto ardita ciaspolata sulle alpi orobiche (BG) e non avendo ben compreso dal meteo del TG5 quale sarebbe stato il tempo nella giornata di domenica, alle ore 16.00 del sabato, sotto una pioggia fitta fitta, decido di chiamare il gestore del rifugio che intendo raggiungere, un anziano bergamasco nato e cresciuto sull’Alpe.

‘Salve, buonasera.. senta, domani vorrei venire su. Mi sa dire che tempo farà?’

(voce di anziano con FORTISSSIMO accento bergamasco): eh, ma signora.. non ce l’ha internet? ci guardi lì!

‘.. internet?? ..ma scusi.. ma lei che è lì, sul posto.. cioè.. lei.. cosa prevede?’

‘eh. oggi piove. domani non lo so. Faccia così; lei si sveglia, guarda che tempo fa, magari mi chiama, poi decide. Va bene?’

I N T E R N E T

Come sarebbe a dire ‘INTERNET’ ?? e la saggezza contadina ? e la sapienza tramandata di generazione in generazione ??

.. ma che fine hanno fatto i montanari di una volta ??

MORALE DELLA FAVOLA

.. alla fine non ci sono andata, in montagna con le ciaspole.  Però ho guardato la webcam del rifugio, verso mezzogiorno: sole splendente, 12 gradi. Giornata meravigliosa.

Maledetto rifugista multimediale!

p.s. per onestà intellettuale devo però ammettere che ho perso il conto dell volte che abbiamo preso tonnellate di grandine basandoci sulla previsione – totalemente ERRATA della Rupe del Maniscalco… 

..un’immagine della Superzia in uno dei suoi passaggi aerei più riusciti..

Celo. Manca.

Mi direte: ma come Barbie, ma non viaggi più ?? Eccccccerto che viaggio invece, eccome. E’ che gli avvenimenti recenti attinenti alla sfera personale hanno po’ prevaricato sulla vita ordinaria. Va bè. Comunque: proprio ieri, a Malpensa, ho avuto modo di constatare, una volta di più, come l’essere umano – e il maschio italiano in particolare – debba sempre sfidarsi a chi ce l’ha più lungo.
In coda al gate, imbarco per Parigi, due distinti manager (maschi) in doppiopetto e cappotto di cachemire - che io classifico come operatori del settore edilizio o petrolifero.. o forse turistico, vedremo poi perchè – estraggono lungimiranti il documento di identità da  presentare allo steward. Nonostante la destinazione – La Ville Lumière – sia ampiamente all’interno della Comunità Europea, essi sbandierano arroganti  i rispettivi passaporti, e non la finiscono più di trovare giustificazioni per la mancata esibizione della banalissima Carta di Identità (che io stringo nella mano destra).
manager 1 – eh, la mia non è valida per l”espatrio’
manager 2 – si si, anche la mia …e  poi mi è finita in lavatrice coi jeans, e si è sbrindellata tutta
1 – la mia, a furia di presentarla, non si legge più niente!
2 – si, e la mia ieri me l’ha mangiata il cane!
1 – Ah si ? Lo compro anch’io, il cane… e comunque sulla mia ci ho rovesciato un litro di Barolo chinato, e si è macchiata tutta.
2 – la mia me l’ha portata via l’uragano Katrina
1 – la mia lo tsunami
2 – a me la mia mi è caduta nel cratere del Vesuvio
1 – a me nella fossa delle Marianne
e via così, per quasi tutta la durata della fila. Poi, ad un certo punto, uno dei due apre il passaporto e, fingendo stupore, con professionalità attoriale, un po’ alla Giulio Scarpati,  esclama:
1 – Ohhhh.. guarda!! me ne ero quasi dimenticato! Tu, questo ce l’hai ?  (espone il visto del Marocco
2 – Certo, hai voglia.. ne ho due, di quelli lì. Tu, piuttosto.. questo ? visto cinese 
1 – si si, ci sono stato nel 2009. E questo ? Ah, questo è bello eh! visto dell’Arabia Saudita 
2 – l’arabia ce l’ho triplo. E tu, il Myanmar ce l’hai ? visto della Birmania 
1 – celo. Guatemala ? 
2 – celo. Libia ?
1 – celo. Australia ?
2 – celo. Burundi ?
1 – celo. doppio. lo scambio con la Namibia, se ce l’hai. Ostrogonia ?
2 – celo. Pirulistan ? 
1 – celo. Marte ?
2 – celo. Aldebaran ?
C E L O
e via così, ad libitum fino all’atterraggio, un’ora e 30 minuti dopo… 
santo iddio, che noia!  che poi magari non hanno neanche mai visto Venezia…

La colazione dei campioni!

Vengo cortesemente invitata a casa della Superzia, in occasione del genetliaco del Cognato Contadino – il sant’uomo che mia sorella  indusse, quasi certamente con l’inganno, a fare di lei una donna onesta, per degustare in famigliare compagnia una fettina del prelibato dolce che la Nonnasprint ha confezionato per l’occasione con le sue manine laboriose.
Ora del party: le otto (risparmiatemi vi prego i commenti: no,non eravamo in nord europa. NO, non vivono in un ospizio. No, non era un party-aperitivo, e la torta non era salata).  Vi dico solo che io sono arrivata alle otto e zero uno, e la Superzia mi ha chiamato 3 (TRE) volte sul cellu, da tre telefoni diversi (una volta col numero nascosto) con l’intento evidente di domandarmi ‘madovecazzosei’. Io non ho risposto.
Vabè. Ormai la conoscete, no? Ma non è questo l’oggetto del post, bensì la colazione della Superzia e della di lei famiglia. Perchè dopo la festa ho assistito con questi occhi sbarrati per la maraviglia, alla preparazione serotina del necessario per il pasto più importante della giornata.
Ora: ho avuto modo più e più volte di dissertare sulla furfugnoneria della mia congiunta, e del livello infimo di bon ton che sfoggia quando ha ospiti, anche di riguardo,  della sua predilezione per piatti di carta, forchette di pongo, e vassoi di portata fatti coi cartoni della pizza usati.. Orbene: quando invece ella predispone il necessario per il petit-dejeuner per se, per il CC(Cognato Contadino) e per la di lor figliola (Nipotastra) ella :
- posiziona – all’interno di un bricco di oro zecchino, dipinto a mano, di foggia rococò, risalente apparentemente al tardo settecento – una bustina di te al bergamotto bio, onde preparare un delicato infuso mattutino
- predispone 3 allegre tazzone da colazione, raffiguaranti soggetti animaleschi, tipo mucche cantanti, galline ridenti, maiali colti. Dette tazzone sono di autentica POR CEL LA NA (e non di maiolicaccia, o similgres, come qualcuno potrebbe pensare) e sono I N T E G R E ! Cioè: non sono sbeccate, non hanno neanche  uno sbrecciolino piccolo. All’apparenza sembrano nuove
- allestisce una tovaglietta di fiandra ricamata a punto croce (a questo punto sospetto legittimamente: da lei ??) con sopra yogurth, succo di frutta, miele, marmellate di pregio, biscotti, e altre leccornie di cui io usufruisco, per colazione, solo quando sono in un albergo a 4 stelle. Tre bicchieri di V E T R O – nei colori primari – si pavoneggiano tronfi in mezzo a tanta abbondanza
- completano l’allestimento (quasi un’installazione alla Cattelan, direi) 3 cucchiaini 3 di acciaio inox, uno per commensale, più uno d’argento per la zuccheriera (maledetta!! ma allora li possiede !! E perchè non li tira fuori quando mi serve il caffè, allora ??)
Non ci potevo credere.
Ma Superzia ! Ma perchè mai quando hai ospiti la contessa che c’è in te si traforma in un clochard  ???

Microcosmi

Forse vi ricorderete che l’anno passato mi sono sderenata il ginocchio sinistro: potete rimembrarlo qui, e potete anche notare la classe e lo stile (io mi sdereno sulla Vallée Blanche tra Courmayer e Chamonix, mica sulla pista scoiattoli del Terminillo, tze!). Comunque: ho tergiversato un anno, ma adesso devo affrontare la dura realtà. Necessito di fare palestra per risistemare l’articolazione. Già che son lì, mi sono detta, vedo di tirar su anche la ciccetta molle del sottobraccio (avete presente, quella zona paludosa del braccio  che quando mettete il sale sulla pasta fa l’effetto di un budino con poca colla di pesce? Ecco, quella roba lì)
Il presupposto, ovviamente, è che io sono refrattaria al movimento in generale, alle piscine, alle palestre,  alla cosidetta ‘sala macchine’ (che io già mi immagino in tuta a gettar carbone dentro una fornace con la pala..) e soprattutto alla socializzazione coatta che normalmente è richiesta in detto contesto: già mi vedo a confronto con le trentenni palestrate con le tute firmate, capello piastrato fresco di parrucchiere, appena uscite dal visagista  manco dovessero andare alla prima della scala…
Invece, come spesso accade, la realtà è un po’ diversa, soprattutto a seconda degli orari di frequenza:
ore 17.30:
- orde di ragazzetti molto muscolati, molto tatuati, molto ormonati che alzano con disinvoltura tonnellate di pesi per muscolarsi ulteriormente. Certi tatuaggi passano da aringa a balena al su e giu del movimento…
- ragazzette diciassettenni col culo attaccato direttamente alle spalle (90%) o chiattone semi-obese (10%) che fanno il tapis-rulant col capino voltato perennemente verso i ragazzetti di cui sopra
- un paio di  impiegate di età indefinita tra i 35 e 55 che finiscono alle 17.00
- una badante slava (vestita come me, testimonial Decatholon low cost)
- io. Che sbuffo sul tapis roulant alla velocità pazzesca di 6 km l’ora, arrancando in salita. Sbircio una delle impiegato di fianco: va almeno al doppio, ma sembra fresca come una rosa.  Io invece sembro la locomotiva del treno del far west. Come si spiega il fenomeno ?
ore 18.30: come sopra, ma i ragazzetti spariscono e vengono sostituiti da trentenni ancor più muscolati. Le impiegate diventano almeno una quindicina, una più strafiga dell’altra, e nello spogliatoio dissertano prima di entrare in doccia dell’importanza di una corretta idratazione per avere una pelle velluatata, sostenendo che si debba darsi l’olio PRIMA di fare la doccia. Io attiro la disapprovazione generale poichè la doccia NON la faccio, mi metto il cappotto e me ne vado (la palestra è a cento metri da casa mia).
Ma il meglio si vede alle ore 14.00
- parecchie ultracentenarie che usano il tapis roulant come fosse il deambulatore. Arrancano alla velocità folle di 1 metro all’ora, avvolte in tute ginniche in acetato dai colori sgargantissimi
- anziani arzilli che fanno pesetti da dueettiemmezzo indossando però un cinturone di cuoio (immagino reggi-schiena) e – tra una pesata e l’altra – corteggiano vistosamente le ultracentenarie, abbordandole arditamente  a suon di barzellette sconce!
E le vecchie mica si scandalizzano, anzi! Sghignazzano sguaiatamente, e il massimo l’ho sentito da una tipa coi capelli violetti: ‘bella questa, Gino… ma anche quella di ieri, era bella! L’ho raccontata A MIA MAMMA e ha riso tanto anche lei !’
… la mamma dell’ultracentenaria…
…si vede che era andata a trovarla al cimitero il giorno prima…

Teoria del complotto

Siete depresse, a tratti disperate, per un motivo banalissimo e molto comune, che prima di voi ci è passata una quantità di gente pari al doppio della popolazione della Cina, e dopo di voi ce ne passerà altrettanta, e tutti son sopravvissuti… va bè, fatto sta che – ovviamente – siete un filo isteriche, ipersensibili, tutto si amplifica, e come vi girate c’è qualcosa che vi ricorda una circostanza felice e romantica, esoprattutto qualcuno che presenziava la circostanza medesima: un cartello, un’insegna, un ristorante, un colore di macchina (anche perchè stessimo parlato di un’auto color ottanio, per dire… ma macchine grigio argento quante ce n’è??), un pilone della luce, un gatto che miagola (perchè, avevamo forse un gatto? certo che no, eppure…) la striscia di mezzeria della carreggiata, il termosifone, l’autobus, il sussidiario,  il prosciutto cotto … insomma, la qualunque.

Ma soprattutto… la MALEDETTA MUSICA. Fateci caso: vi si è forse spezzato il cuore?  Tutti i vostri sogni sono andati in frantumi proprio come le stoviglie che lanciate contro il muro per disperazione ? La vostra dolce metà si è trasformata in un – centoventottesimo? Benissimo, tutti i cantautori d’Italia, compreso Guccini e Claudio Lolli (si collega via Skype dal Tibet) si riuniscono e fanno cartello contro di voi. E’ scientifico: per i tot mesi successivi alla vostra rottura tutti, ma proprio tutti i CD in uscita parleranno esattamente della vostra storia, in certi casi con nome e cognome. Come diavolo l’hanno saputo, mi domando io? Chi glielo è andato a raccontare ? Io no di certo! Vero, con qualcuno mi sono confidata..però non con Tiziano Ferro direttamente, per dire.. eppure lui sa. Tutto. E ne canta. Addirittura la canzone, con una sorta di preveggenza catastrofica, tipo profezia maya, l’ha scritta (e lanciata) un paio d’anni fa. Ma io prima non l’ho mai sentita, e adesso invece tutte le radio me la dedicano e me la strombazzano a destra e a manca…E non parlo mica solo di lui, eh! Tutti, anche i neomelodici napoletani, anche le canzoni di Studio Zeta, e perfino Radio Maria a volte passa delle robe che mi fan venire il magone (una per tutti: Symbolum 77).

E poi … ma le musichette d’attesa del telefono ?? Che fine hanno fatto il coro del Nabucco, l’aria sulla quarta corda,  la  Marcia Turca di Mozart, e i primi 20 secondi del primo movimento della primavera del buon Vivaldi a loop continuo ?? eh?? Dove sono finite ?

Com’è che adesso becco solo:  Elvis Presley che mi cinguetta ‘you are always on my mind’,  Adèle che mi comunica che ‘never mind I’ll find someone like you’, Withney Houston che urla a squarciagola ‘aaaiiiiiiii uilll olues looooooov iuuuuuuuuuu’, e soprattutto la maledetta Canzone dell’Amore perduto di De Andrè… Ma cazzo!! Cos’è, avete  troppi clienti e volete  farli suicidare  intanto che ‘l’interno da voi richiesto non è, al momento disponibile. Restate in attesa,  per non perdere la priorità  acquisita: nel frattempo, tagliatevi pure le vene, grazie! …  ma porcoggggiuda…

Ecco, tutto questo per giustificare il titolo. E’ la teoria del complotto.